GUIDA ALLA FISIOTERAPIA: COME ORIENTARSI NELLA GIUNGLA (SANITARIA)

Ad ognuno di noi è capitato di aver bisogno di essere visitati per un problema di salute. La prima domanda che sarebbe logico porsi è: “Chi mi può aiutare? A chi posso sottoporre il mio caso?
Se ci si rivolge al Sistema Sanitario Nazionale per affrontare e risolvere il proprio problema questa domanda risulta poco utile; sarà il medico di medicina generale ad indicarci quale strada intraprendere ed in questo caso sarà necessario dare fiducia incondizionata al professionista che incontreremo in quanto non è data possibilità di scelta.
Se invece per accorciare i tempi di attesa scegliamo di rivolgerci privatamente ad un professionista sanitario, la risposta a questa semplice domanda assume un ruolo estremamente importante al fine del buon esito delle cure che affronteremo. Soprattutto se davanti a noi abbiamo la prospettiva di un ciclo di Fisioterapia.
Per la scelta del professionista più adatto nell’era moderna sta iniziando a prendere piede l’utilizzo di internet e, nello specifico, di alcune piattaforme specializzate nella ricerca di professionisti sanitari. Personalmente condivido poco questa strategia di ricerca in quanto non c’è modo di capire la preparazione e la professionalità del sanitario se non leggendo una breve descrizione autoreferenziale o delle recensioni che non hanno alcuna affidabilità certa (esistono addirittura servizi a pagamento da cui è possibile acquistare pacchetti di recensioni positive o, al contrario, esistono profili per nulla credibili che rilasciano recensioni distruttive a chicchessia, i cosiddetti profili fake).
Altre volte ci affidiamo al consiglio di un parente o di un amico che ha già avuto a che fare in passato con un professionista sanitario, medico o fisioterapista, e col quale ha avuto un buon esito del processo di cura. In questo caso diamo quasi per scontato che se questa persona ha risolto il problema del nostro parente / amico allora sarà in grado di aiutare anche noi. Sicuramente aver guadagnato la fiducia di un paziente è un ottimo riconoscimento (oltre che una grande soddisfazione) ma la medicina non è come la matematica, dove 2+2 fa sempre 4. Ogni caso è diverso dai precedenti e la probabilità di un “successo terapeutico” è mantenuta alta solamente da un approccio analitico deduttivo del problema e da un modo di agire che si fonda sulle prove di efficacia pubblicate nell’ambito della ricerca scientifica.
Circa 30 anni fa, tra il 1990 e il 1992, veniva coniato il termine Evidence Based Medicine (EBM). Una definizione semplice di questo concetto data nel 1996 è “L’utilizzo coscienzioso, esplicito e fatto con giudizio delle migliori prove (evidenze) attuali per prendere decisioni riguardo alla cura dei singoli pazienti. Significa integrare l’expertise clinica individuale (del professionista sanitario) con le migliori prove cliniche disponibili derivanti dalla ricerca sistematica (scientifica). Questa branca della medicina basata sulle evidenze ha l’obiettivo di portare a prendere decisioni individuali più strutturate ed oggettive rispecchiando meglio le prove derivanti dalla ricerca…”. Riassumendo questo concetto, per prendere una decisione riguardo al processo di cura di una persona il clinico deve unire 3 ambiti chiave: le proprie preferenze e capacità (riguardo a tecniche o metodi di intervento, expertise), le più recenti acquisizioni della ricerca scientifica e le preferenze del paziente. Questo concetto dovrebbe essere ancora oggi un faro nell’ambito della pratica clinica in tutte le branche della medicina (ed in fisioterapia).
Purtroppo ancora oggi troppo spesso la decisione clinica si basa esclusivamente sull’expertise del clinico o sull’utilizzo di protocolli o, addirittura, su ragionamenti euristici, scorciatoie mentali che utilizziamo per semplificare la soluzione di problemi cognitivi complessi. In questo senso, ogni volta che ci rivolgiamo ad un clinico che segue questi modelli di ragionamento ci ritroviamo catapultati in una giungla sanitaria, dove ognuno darà un parere diverso sulla base delle proprie convinzioni piuttosto che strutturare un ragionamento più complesso.
In medicina (ed in fisioterapia) non esistono buoni o cattivi; esistono euristici e clinici. Il nostro modesto consiglio è di diffidare dai primi, soprattutto quando in gioco c’è la propria salute (oltre che l’impegno economico che dovremo sostenere).